Ho così tanta voglia di rinascere, che ora non ci riesco proprio. E’ come quando vuoi talmente tanto una cosa,una persona e tutti dicono che no, per ora non le avrai, perchè le cose non si cercano, arrivano quando meno te lo aspetti. Quando meno te lo aspetti: il problema è che io son sempre lì sulla soglia,ad attendere; a non pensarci non mi riesce minimamente, è un pensiero fisso, una speranza sempreverde. E come faccio allora ad andare avanti? Ci provo a dividere me dal resto, ci provo davvero, ma ora son ancora troppo attaccata a quel “resto”. E intanto io cosa faccio?
E invece stasera ho voglia di tener per me tutti i desideri e tutte le fantasie, tutte le voglie e tutti i sorrisi. E si, stasera non ci son pianti nè cuori infranti. Oggi ci sono io, e anche domani e probabilmente anche nelle prossime settimane a venire. Io e la vita.
E’ da un paio di mesi a questa parte che non so minimamente cosa io stia facendo. In realtà son stata convinta per un bel po’ di avere la situazione sotto controllo, ma alla fine mi son ritrovata di nuovo con una scatola stracolma di gesti e parole fra le mani, melodie e citazioni nella testa e un casino di ricordi sparsi alla rinfusa sul pavimento tutt’intorno a me. Li avevo lasciati lì, mi ero alzata ed ero uscita da quella dimensione a sè, sbattendo forte la porta del cuore e spalancando quelle degli occhi, giusto per ricominciare a vedere cio’ che mi circondava.
Non c’avevo mica pensato a cercare di rimettere in ordine la mia vita. No. Avevo deciso di andare in standby, avevo deciso di mandare tutta me stessa a riposo. Avevo deciso di tagliare la corrente alle emozioni e di sopprimere momentaneamente il caos che avevo nell’anima.
Che mi sarei ritrovata in queste condizioni, ora, lo sapevo benissimo. Il problema è che ora ho deciso di riandare di nuovo in standby. E stavolta non so davvero per quanto.
Frugo con gli occhi fra i baci della gente. Sogno sui loro abbracci, piango sui loro sorrisi.
Sorrido per l’imbarazzo di due che da poco si son trovati e desidero i loro sguardi già complici.
Immagino te su quelle scale, fra quei banchi, alla fermata del bus; ti cerco al bar all’ora del caffè.
C’è una pila di pensieri nella mia testa, giusto sopra al tuo nome; mi affollano la mente e si susseguono in ordine sparso a ritmo costante, e quando torni li nascondo dietro al cuore e lascio vagare il tuo nome e il tuo sorriso, liberi dentro me.
Sentirsi brutta non è una cosa che si elabora in cinque minuti, non è il capriccio del momento di chi cerca apprezzamenti, sentirsi brutta è un processo lento che comincia fin da bambini quando nessuno si degna di dirti quanto sei bella. Continua poi quando sei un’adolescente e ti guardi allo specchio e inizi a contare i tuoi difetti, uno, due, tre, quattro, cinque, sei.. E a un tratto esistono solo quelli, non sei più in grado di vedere altro. Inizia a nasconderti, sei quella nell’ultimo banco in un angolo dell’aula che può vedere tutti in qualsiasi momento ma che non viene vista dagli altri. Sei quasi sollevata che i ragazzi non ti guardino perché ti sentiresti solo a disagio, nuda, e disgustata da ciò che potrebbero vedere. Il tutto si accentua, sei una ragazza, il tuo corpo è cambiato, e ora ti imbarazzi anche ad essere guardata per strada, ti vergogni a ricambiare gli sguardi, ti vergogni a sostenerli, perché incrociandone l’unica cosa che riesci a pensare è che l’altra persona stia cercando i difetti che ogni mattina guardi allo specchio. Ed è difficile cancellare tutto questo, è difficile il momento in cui quel ragazzo inizia a guardarti, è difficile credere a chi ti apprezza. Sarebbe bello qualche volta sentirsi addosso i complimenti che si ricevono.
(via conlanimainfiamme)
Che ho la testa così piena di Se-Forse-Ma poi-Magari-Dove sei che non riesco proprio a rimetter ordine nella mia vita. Che sono talmente sommersa dai dubbi e dalle speranze, che non vedo altro attorno a me. Che ormai il mio respiro non è più regolare, che se non c’è il tuo a fargli da guida a volte quasi mi sento soffocare. Che ogni giorno scorre veloce,che non faccio altro che aspettare l’alba seguente a gambe incrociate sul pavimento. Che attendo il giorno che verrà sempre con una nuova speranza nel cuore e pronta a dar voce alle mie emozioni.
Che da oggi posso prendermi una pausa, posso smettere di correre. Da oggi posso ricaricarmi per ricominciare tutto da capo quando poi deciderai di tornare.